lunedì 31 agosto 2009

L'ARGOMENTO DELLA SETTIMANA - 24 - 30 AGOSTO 2009

e anche questa settimana gli argomenti sono due. Iniziamo con:

OMOSESSUALI - OMOFOBIA ECCETERA

Tutti abbiamo letto di un deficiente romano, tale Alessandro Sardelli, detto "Svastichella", arrestato a Roma per aver accoltellato due omosessuali che si scambiavano effusioni in pubblico. E oggi (27 agosto) leggo sul Giornale di un tentativo di dar fuoco al locale "Muccassassina" di Roma (peraltro chiuso temporaneamente per lavori), che tra l'altro vanta l'onore (?) di aver dato i natali artistici al travestito Vladimiro Guadagno, alias Vladimir Luxuria.

Il sindaco di Roma, Alemanno, depreca con decisione questi atti di violenza e assicura che l'ordine pubblico nella capitale sarà sempre garantito, e che questi gesti hanno anche l'aggravante dell'omofobia.

Del resto, che poteva dire, il sindaco?

Io non sono sindaco di Roma, e quindi qualcosa in più lo dico, anche perchè, quando vedo che sugli stessi organi di stampa si dà meno rilevanza al caso del giovane alcolizzato inglese a cui i medici negano il trapianto del fegato (il giovane alcolizzato è un vero demente, ma i medici da quando hanno il potere di vita e di morte?), mi pare che si stia operando uno sballamento di valori abbastanza pauroso.

Ora, partiamo da un presupposto indiscutibile. L'accoltellatore di Roma, come il misterioso incendiario, non hanno alcuna giustificazione. Sono dei cretini, e dei cretini criminali. Personalmente vedere due uomini (o due donne) che si scambiano effusioni in pubblico mi fa un tantino schifo, ma se sono convinto che stiano dando pubblico scandalo, magari per la presenza di bambini, allora chiederò l'intervento delle forze di polizia. E se sono convinto che un locale sia un porcaio. non per questo ho il diritto di dargli fuoco.

Ma sono altrettanto convinto che i primi a doversi mettere una mano sulla coscienza (purché ne dispongano...) sono tutti quelli che in questi ultimi anni ci hanno sommerso di sconcia pubblicità omosessuale, di manifestazioni di "orgoglio" che stanno tra il comico e il vomitevole, di propaganda (anche nelle scuole!) assolutamente falsa e malata, per dimostrare che tra omosessualità ed eterosessualità non vi è alcuna differenza.

Tutti costoro ci hanno alluvionato con l'omosessualità, quasi che fosse un problema nazionale la "liberazione" dei vari invertiti, lesbiche, transgender (a tutt'oggi non ho capito di preciso cosa siano), trisessuali, eccetera eccetera. Questi sciagurati hanno fatto di un problema anzitutto personale e patologico, che colpisce peraltro una minoranza, una specie di vessillo, arrivando a impedire, col terrorismo psicologico, le cure psichiatriche (che spesso danno ottimi risultati) agli omosessuali desiderosi di tornare a una vita affettiva normale.

Gli omosessuali sono sempre esistiti, e, mi riferisco almeno al nostra Paese, nessuno ha mai impedito loro di lavorare, fare carriere, avere una vita normale. Soprattutto, una banale norma di civiltà voleva che si lasciassero in pace e nel silenzio, essendo spesso loro stessi i primi a vivere sofferenza e disagio dalla propria condizione.

Tanti anni fa avevo un collega omosessuale. Una persona squisita, correttissima, la cui omosessualità era nota, ma nessuno ne parlava nell'ambito del lavoro, proprio per rispetto al problema che quest'uomo viveva. Ricordo un particolare significativo: quando mi sposai, mi fece gli auguri e mi parlò di amore e di famiglia in un modo struggente, come avrebbe fatto chi a queste cose aspirava, ma si rendeva conto che erano per lui lontanissime.

Ora invece l'omosessuale è obbligato a gettarsi in piazza, a travestirsi da pagliaccio, a proclamare la sua patologia, né c'è la minima pietà per chi voglia mantenere nell'ambito del privato questa sua deviazione. L'omosessuale deve essere "orgoglioso" del suo stato.

Mi limiterei a una domandina semplice: "perchè"?

A quando le celebrazioni dell'orgoglio dei diabetici, o degli enfisematosi, o dei biondi e dei bruni, o degli zoppi, o dei sordomuti?

Direte: sono scemenze. OK. Ma cosa c'è di intelligente nel proclamare un orgoglio omosessuale?

Se pensiamo che personaggi come un Vladimiro Guadagno sono addirittura arrivati al Parlamento, c'è da rabbrividire. Le sua biografia è stata portata ed esempio di una vita coraggiosa e lodevole. Ad esempio, per pagarsi gli studi universitari spesso si prostituiva. Fantastico. Peccato che ci siano tanti giovani che si pagano gli studi facendo mestieri umili e faticosi...

E poi si è caduti nel delirio. Quando lo stesso suddetto travestito vinceva il bel malloppo in palio per la cretinissima "Isola dei famosi", Il Manifesto scriveva un articolo da neurodeliri, lodando la "donna che è tale perchè ha deciso di esserlo", in competizione con una concorrente (non ricordo il nome, e poi che se ne frega?), che era una donna con tutti gli attributi di donna. Insomma, il sesso uno se lo sceglie da solo. Non sono questi discorsi da manicomio?

Ergo, se cessasse questa tempesta di sesso al contrario, questo martellamento sugli omosessuali che sono uguali a noi, anzi magari migliori, che in ogni caso devono esternare con orgoglio la loro omosessualità, eccetera eccetera, se finalmente cessasse questo casino osceno e violento (violento anzitutto verso gli omosessuali stessi), si raggiungerebbero diversi risultati:

- anzitutto si permetterebbe agli omosessuali di vivere la propria condizione con la discrezione dovuta, e magari si permetterebbe anche, a coloro che lo desiderano, di farsi curare

- non si ecciterebbero cervelli deboli come quelli di un Alessandro Sardelli di Roma, convinto forse, nel suo delirio, di dover ripulire il mondo. Qualcuno forse ricorderà la coppia criminale che agiva a Milano sotto il nome di "Ludwig". Erano gli anni in cui imperversavano i cinema a luci rosse, ora soppiantati dalle videocassette. Ebbene, i due matti "Ludwig" tra l'latro dettero anche fuoco a un cinema di Milano, causando, se ben ricordo, anche la morte di alcuni spettatori.

Insomma, perchè non far tornare le cose nell'ambito di una sana normalità, senza proclamazioni cretine di orgoglio, senza esibizionismi, senza pagliacciate?

Col che non voglio assolutamente assolvere (l'ho già detto prima) accoltellatori e incendiari. Ma vorrei che quanti hanno fatto dell'omosessualità (una patologia che è sempre esistita) un motivo di grancassa politica, si mettessero una mano sulla coscienza. E' ovvio, come si diceva: la coscienza bisogna però averla...

E da ultimo, con un po' più di discrezione avremmo anche un altro risultato: il recupero di un sano senso del ridicolo, un bene antico che in Italia sembra smarrito.


e proseguiamo con:


I MEDICI HANNO DIRITTO DI VITA E DI MORTE SUL PAZIENTE ?


Il caso è noto. In Inghilterra un giovane, di sicuro degno di essere preso a calci, viene ricoverato in coma etilico dopo aver bevuto trenta (dicasi trenta!) lattine di birra. Roba da mandare in coma un bue. Quando i medici riescono in qualche modo a rianimarlo, il deficiente non trova di meglio che scappare per andare a ubriacarsi di nuovo. Ovvio rientro in ospedale, con un’epatite acuta e una prospettiva di vita di poche settimane. Il fegato di questo paziente è ormai ridotto a uno straccio, e solo un trapianto potrà salvargli la vita.

Ma i medici dell’ospedale in cui il ragazzo è ricoverato negano il trapianto. Il motivo? Il paziente non ha dato “segni di ravvedimento”, ossia non ha dimostrato di essere in grado di star lontano dall’alcol per almeno sei mesi. E quindi, che crepi.

I genitori ora si rivolgeranno a un tribunale, e staremo a vedere come finirà questa drammatica situazione, né conosciamo la legislazione inglese, per poter azzardare un pronostico.

Ma resta invece un discorso di fondo gravissimo e denso di preoccupanti sviluppi. Il giovane in questione è chiaramente un malato nella mente, ben prima che nel fegato. È uno dei tantissimi giovani britannici (ma non mancano nemmeno da noi) che affoga nell’alcol lo smarrimento di una generazione priva di valori e di punti di riferimento. È un aspirante suicida, questo credo sia chiaro a chiunque.

Ora, con quale autorità il medico, il cui compito è sempre e solo quello di curare e fare ogni possibile azione per salvare la vita del paziente, può ergersi a censore e giudicare chi è, o meno, meritevole di continuare a vivere?

Ci rendiamo conto benissimo che in materia di trapianti spesso il medico si trova di fronte a dilemmi che più che angosciosi sono tragici, laddove vi sia una richiesta eccessiva di organi sani a fronte della disponibilità degli stessi. Se devo effettuare un trapianto di cuore a due pazienti e dispongo di un solo cuore trapiantabile, dovrò operare una scelta lacerante e difficilissima.

Ma la motivazione dei medici inglesi prescinde dalla disponibilità di organi trapiantabili. Esplicitamente, il giovane, cretino quanto si vuole, ma anch’egli essere umano, non “è degno” di trapianto di fegato perché è, potremmo dire, uno che le grane va a cercarsele, e quindi vada pure in malora.

Se passa come lecita una condotta di questo tipo, in futuro non si dovranno più curare miriadi di malati o infortunati, perché sono tantissime le patologie derivanti da colpa del malato. Vogliamo fare solo alcuni esempi?

- incidentistica stradale. Perché curare chi ha causato l’incidente? Se avesse guidato bene, e non da cretino, non gli sarebbe accaduto nulla.

- E perché curare il tentato suicida, che non sia riuscito nel suo intento? O perché tentare di dissuaderlo?

- E se un malvivente viene ferito dalla polizia in una sparatoria, che ragione c’è di curarlo, quando solo la sua condotta illecita è la causa delle sue lesioni?

Eccetera, eccetera. Le cure, si sa, hanno un costo elevato, taluni interventi operatori e trapianti hanno un costo elevatissimo, che va a carico della comunità. E perché la comunità deve farsi carico di incoscienti, criminali, svitati, deviati? Molto meglio farli crepare, così il costo sarà limitato alla sepoltura, o nemmeno a quello, se provvedono i parenti…

Non sappiamo come andrà a finire il caso del giovane alcolizzato inglese. Ma possiamo dire con certezza che una volta di più stiamo assistendo al declino drammatico di una società basata sulla misericordia, sull’amore, di una Società cristiana. Alcune categorie, ebbre del potere di fatto che esercitano, cadono nel delirio pensando di disporre di una sorta di “ius vitae ac necis”. Magistrati che condannano a morte (guardiamo il caso, in Italia, di Eluana Englaro). Medici che condannano a morte (guardiamo il caso appena narrato in Inghilterra).

Una vecchia massima di saggezza diceva che “il potere assoluto corrompe assolutamente”, mentre la Storia ci insegna che i dittatori, se per troppo tempo esercitano il potere incontrastati, perdono il contatto con la realtà, e spesso perdono la ragione.

Magistrati e medici esercitano un potere incontrollato, né rispondono mai delle loro azioni. Di fatto sono dei dittatori, e se non sono retti da profondi riferimenti etici, a un certo punto sguazzano nell’autoesaltazione della loro potenza. E quale manifestazione di potenza supera quella di poter disporre della vita e della morte di un uomo?

Il piccolo borghese che, in divisa da ufficiale SS, con un cenno del dito decideva quali prigionieri, in discesa dai treni, dovevano andare a destra o a sinistra nel campo di sterminio, decideva chi doveva subito essere ucciso e chi invece doveva essere utilizzato come lavoratore-schiavo ed avere quindi qualche minima speranza di sopravvivenza.

Non per niente Eichmanno ebbe a dire di sé stesso, riferendosi ai dirigenti della comunità ebraica austriaca, perseguitati dopo l’annessione alla Germania: “Essi mi consideravano come una specie di dio…”

E con quale autorità un medico può giudicare chi è “degno” di vivere?

Se l’autorità è servizio, agisce per il bene della Società. Il Pontefice si fa chiamare “servus servorum Dei”. Ma se l’autorità è mero uso di potere, porta a risultati spaventosi, con un denominatore comune: il trionfo della morte.

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